Quando incominciai a girare Forbidden, vivevamo ancora in una dittatura che vietava attività e diritti politici. La polizia e le forze di sicurezza statali repressive controllavano tutto il paese. La parola Forbidden era onnipresente. Malgrado ciò, esisteva un forte movimento sociale e politico ed è proprio questo aspetto che volevo mostrare attraverso il mio film. Nonostante tutti i divieti riusciamo, a modo nostro, ad abbattere le barriere. Per questo motivo decisi di non richiedere il permesso per girare il film da parte delle autorità di censura cinematografica e nella documentazione ho dichiarato questa decisione come un atto di ribellione. Ciò che non sapevo ancora però, era che la rivoluzione sarebbe stata la parte finale del mio lavoro, poiché ebbe inizio all’ultimo giorno delle riprese. A quel punto cambiarono radicalmente il messaggio e la direzione del film. Improvvisamente il film poteva essere mostrato al Cairo senza problemi. Al contempo funge da memoria storica dei giorni precedenti alla rivoluzione, dettaglio che non avevo previsto. (Amal Ramsis)